di Moreno Marcucci
L’adolescenza rappresenta una delle fasi più delicate dello sviluppo umano. È il tempo delle trasformazioni fisiche, dei cambiamenti emotivi e della costruzione progressiva di un senso di sé. In questo passaggio cruciale, la definizione dell’identità personale e sessuale assume un ruolo centrale. Quando tale processo è segnato da confusione persistente e ambiguità, il rischio è quello di compromettere seriamente l’equilibrio psicologico del giovane.
Come afferma lo psicoanalista Erik Erikson, “l’adolescenza è la fase in cui l’individuo deve integrare le diverse parti del sé in un’immagine coerente”. La mancanza di questa integrazione conduce a ciò che egli definisce diffusione dell’identità, uno stato in cui il soggetto fatica a riconoscersi e a percepirsi come unità stabile. L’ambiguità sessuale, in tale prospettiva, non è semplicemente un momento di ricerca, ma può diventare una condizione problematica quando si prolunga nel tempo e genera sofferenza.
Nella società contemporanea gli adolescenti sono immersi in un flusso continuo di messaggi contraddittori. Da un lato si esalta la libertà assoluta di scelta, dall’altro si assiste a una progressiva perdita di riferimenti educativi chiari. La psicologa Laura Boggio Gilot osserva che “la libertà senza orientamento non produce autonomia, ma spaesamento”. Il giovane, privo di coordinate stabili, rischia di percepire se stesso come frammentato e incoerente.
Un ruolo determinante in questo scenario è svolto dai media, in particolare dalla pubblicità e dalla cinematografia. La comunicazione visiva contemporanea propone sempre più spesso modelli di identità fluida e indefinita, presentandoli come segni di modernità e progresso. La semiologa Giovanna Cosenza afferma che “la pubblicità non descrive il mondo, ma costruisce desideri”. Quando tali desideri vengono interiorizzati da soggetti in età evolutiva, possono trasformarsi in aspettative irrealistiche su se stessi.
Le campagne pubblicitarie fanno largo uso di immagini androgine, estetiche neutre, ruoli sessuali confusi o volutamente sovrapposti. Questo linguaggio, sebbene presentato come inclusivo, può aumentare l’incertezza in adolescenti che stanno ancora cercando di comprendere il proprio corpo e la propria identità. Come sottolinea lo psicologo sociale Jean Twenge, “la cultura modella in profondità il modo in cui i giovani interpretano chi sono”.
Anche il cinema e le serie televisive contribuiscono a questo processo. Molti prodotti culturali rappresentano adolescenti costantemente in sperimentazione, spesso privi di figure adulte autorevoli. Se da un lato tali narrazioni intendono mostrare la complessità del disagio giovanile, dall’altro rischiano di normalizzare la confusione come condizione permanente. Lo psichiatra Paolo Crepet osserva che “descrivere il disagio senza offrire prospettive di crescita significa condannare i giovani a restare prigionieri del loro smarrimento”.
Un ulteriore fattore critico riguarda il contesto familiare. La famiglia rimane il primo luogo in cui il giovane costruisce il senso di sé. Quando i genitori evitano il confronto educativo o rinunciano al loro ruolo orientativo, l’adolescente può interpretare questa assenza come mancanza di interesse o di protezione. Lo psicoanalista Massimo Recalcati afferma che “educare significa assumersi la responsabilità di indicare una direzione, senza imporla ma rendendola possibile”.
È fondamentale distinguere tra una normale fase di esplorazione, tipica della crescita, e una condizione di ambiguità persistente. La prima è caratterizzata da curiosità e domande; la seconda da ansia, instabilità emotiva e senso di vuoto. In quest’ultimo caso, l’intervento di figure adulte competenti e, se necessario, di professionisti della salute mentale diventa indispensabile.
La scuola, insieme alla famiglia, può offrire un contributo decisivo attraverso un’educazione affettiva e sessuale seria, fondata su basi scientifiche e su una visione integrata della persona. Lo psicologo Umberto Galimberti ricorda che “la sessualità non è soltanto un fatto biologico, ma un linguaggio dell’anima”. Ridurla a semplice sperimentazione significa privarla della sua profondità umana e relazionale.
In conclusione, l’ambiguità sessuale rappresenta un grave problema per lo sviluppo dell’identità dell’adolescente quando diventa una condizione stabile, non accompagnata e fonte di sofferenza. La risposta non è la repressione, ma l’accompagnamento educativo, il dialogo e l’offerta di modelli coerenti. Solo così i giovani potranno costruire un’identità solida, capace di integrare corpo, affetti e progetto di vita in un’unità significativa.
Bibliografia
- Andreoli, Vittorino –L’uomo in bilico, Rizzoli, Milano, 2008.
- Boggio Gilot, Laura –L’intelligenza spirituale, Edizioni San Paolo, Milano, 2006.
- Cosenza, Giovanna –Semiotica dei media, Carocci, Roma, 2011.
- Crepet, Paolo –Impara ad essere felice, Einaudi, Torino, 2013.
- Erikson, Erik H. –Identity: Youth and Crisis, W. W. Norton & Company, New York, 1968.
- Galimberti, Umberto –L’ospite inquietante, Feltrinelli, Milano, 2007.
- Recalcati, Massimo –Il complesso di Telemaco, Feltrinelli, Milano, 2013.
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