La cura delle malattie mentali si fa risalire al medico Pinel che agli inizi del 1800 alla Salpetriè di Parigi, uno dei più grandi nosocomi del tempo, libera dalle catene i malati di mente, fino al quel momento tenuti insieme a: lebbrosi, persone affette da sifilide, alcolisti, persone con malformazioni etc in una specie di girone infernale dantesco. ( vedi M. Focault: 1961 “ La storia della follia nell’ età classica”)
Da ora in poi la malattia mentale passa sotto l’ala protettiva della medicina.
In seguito, Sigmund Freud medico neurologo apre la strada ai trattamenti psicoterapici costruendo i fondamenti della psicoanalisi.
( Per approfondire la storia dei personaggi della psicoterapia consiglio H. Ellenberg:1996 ed it “ La scoperta dell’inconscio. Storia della psichiatria dinamica.” Bollati Boringhieri. Suggerito per tutti si legge come un romanzo.)
Da quel momento in poi si sono sviluppati due percorsi che non si sono mai incontrati pur trattando le problematiche di una stessa persona: da una parte i percorsi della medicina centrati sulla cura degli aspetti organici dall’altra i percorsi della cura della psiche attraverso gli sviluppi della psicoterapia.
E’ vero che l’impostazione psicoanalitica freudiana classica, analizzando il transfert ( cioè le emozioni che il cliente vive ed esprime nella relazione) che è uno degli elementi centrali del trattamento psicoanalitico, che questo processo è favorito da un atteggiamento neutrale dello psicoterapeuta e quindi qualsiasi interferenza nel setting terapeutico poteva influenzare il lavoro psicologico.
Devo anche ricordare che agli inizi della psicoanalisi non esisteva alcun trattamento farmacologico, la pratica psichiatrica era costituita dai soli trattamenti fisici: contenzione, camice di forza, docce fredde.
I primi psicofarmaci vedono la luce negli anni cinquanta con la messa in commercio della clorpromazina il primo farmaco neurolettico sedativo utilizzato negli interventi chirurgici d’ urgenza nei campi di battaglia nei quali, spesso, i militari feriti venivano amputati da svegli. Viene messo in commercio con il nome di Largactil.
La clorimipramina sarà invece il primo farmaco antidepressivo con il nome commerciale di Tofranil.
E’ utile ricordare che un importante fattore nella realizzazione della legge 180 in Italia, la legge che ha permesso la chiusura delle strutture manicomiali, anche detta comunemente legge Basaglia dal nome dello psichiatra italiano che l’ ha proposta, è stata permessa dall’ utilizzo dei nuovi farmaci sia antipsicotici che antidepressivi.
Gli antipsicotici hanno permesso la gestione nella società di persone affette da patologie deliranti che in passato avrebbero trascorso la loro vita in strutture asilari con la famosa dizione “pericoloso a se e agli altri” mentre gli antidepressivi hanno salvato la vita di molte persone dai tentativi di suicidio.
Attualmente le moleche sono diventate molto più sofisticate e gli effetti collaterali molto ridotti.
D’ altro canto i recenti studi cognitivi ci conducono sempre più ( Le Doux, Gallese, Sinigallia, Damasio et al.) verso processi psichici che si intersecano fra loro influenzando i meccanismi biologici e viceversa. Una visione olistica nella quale la realtà psichica modifica le funzioni cognitive e viceversa è ormai acclarata da molti studiosi sia del mondo psicoterapico che neurofisiologico.
E’ ormai prassi abituale decidere, nei primi incontri di consulenza, quali interventi integrare fra loro, la dicotomia fra farmacologia e psicoterapia non ha più alcun senso di esistere per alcuni motivi:
-ogni persona ha il diritto di essere informata sui tipi di trattamento che possono essere utilizzati e sui risultati che è possibile ottenere con ognuno di essi, su gli effetti collaterali ai quali possono andare incontro. Vorrei ricordare che anche i percorsi di psicoterapia possono indurre danni iatrogeni e non solo i farmaci.
-i percorsi di psicoterapia possono evolvere sicuramente anche in presenza di terapie farmacologiche, anzi nella mia esperienza è molto più semplice ed efficace gestire la terapia farmacologica e il percorso di psicoterapia con la partecipazione di chi la assume. Dirò di più, spesso sono le persone stesse che preferiscono procastinare la sospensione della terapia farmacologica e questo è perfettamente giusto perché solo chi la assume può rendersi conto di come gestirla. In questa situazione lo psichiatra ha il ruolo del tecnico che conosce ma non che decide, la decisione è una collaborazione che avviene fra le persone coinvolte nel processo.
-esiste ancora nel vissuto sociale l’idea dello psichiatra come figura coercitiva che impone i trattamenti. Questo alcune volte accade, ho lavorato in vari dipartimenti di salute mentale per molti anni e dovete credermi che le situazioni che trattiamo con coercizione sono sempre finalizzate alla tutela della persona e al desiderio di cura e si utilizzano questi trattamenti solo in gravi condizioni nelle quali la capacità di comprensione della realtà è fortemente scemata dalle alterazioni psichiche della mente.
-è frequente l’invio di persone per la richiesta di trattamenti farmacologici da parte di colleghi psicologi che iniziano o hanno iniziato con il soggetto percorsi di psicoterapia rendendosi loro stessi dell’insufficienza dei soli strumenti della psicoterapia in alcune situazioni.
-I farmaci aiutano o guariscono i sintomi non modificano i sentimenti. Spesso le persone sentono di stare meglio ma continuano a soffrire per ciò che accade loro nella vita. I cambiamenti nella vita si fanno solo con i percorsi di psicoterapia, i farmaci aiutano a stare meglio.
-I farmaci e la psicoterapia creano dipendenza: è vero, entrambi i percorsi vanno gestiti in modo tale da utilizzare questa esperienza in maniera utile e costruttiva . Regola aurea: non smettere mai le terapie improvvisamente sia farmacologiche che psicoterapiche!
La nostra visione dei trattamenti per le problematiche psichiche è una visione integrata fra i molteplici strumenti di intervento che abbiamo a disposizione.
Ovviamente ci sono degli interventi più invasivi nella vita della persona come il ricovero in ambiente ospedaliero o i percorsi di riabilitazione a domicilio ma questi non sono in genere praticabili in studi privati, sarebbe molto utile, come avviene in altri paesi, una integrazione fra professionisti privati con i servizi pubblici ma nel nostro paese ciò ancora non avviene.
Per approfondire queste tematiche e non rischiare di essere autoreferenziali presentiamo un breve sunto dei lavori di alcuni dei più importanti neuroscienziati Erik R. Kandel pubblicato su una delle maggiori riviste nel panorama scientifico della psichiatria quale The America journal of Psychiatry dal titolo “ A new intellectual framwork for Psychiatry ,
Di uno psicoanalista G. Gabbard 2005: “ Psychodinamic psychiatry in clinical practice.” Washington D.C: American Psychiatric Publishing



