di Moreno Marcucci, medico psichiatra
Nella pratica clinica siamo spesso tentati di osservare le persone attraverso le categorie diagnostiche. Eppure, al di là delle classificazioni, incontriamo esseri umani che esprimono sofferenza attraverso disturbi del pensiero, degli affetti e del comportamento. Dietro ogni sintomo vi sono bisogni, spesso profondi e insoddisfatti, che chiedono di essere riconosciuti.
Le storie di vita ci insegnano che i percorsi della sofferenza non sono mai lineari. Chi soffre tende frequentemente a nascondere i propri bisogni, mentre noi operatori rischiamo di vedere soltanto ciò che è compatibile con la nostra esperienza. È qui che si insinua l’autoinganno: quella modalità, descritta da Fingarette, attraverso cui si escludono dalla coscienza gli aspetti più difficili da accettare. L’autoinganno non riguarda solo il paziente, ma può coinvolgere anche il terapeuta, creando forme di collusione che allontanano entrambi dalla realtà dell’esperienza vissuta.
Particolare attenzione meritano le esperienze traumatiche. Il trauma non appartiene soltanto al passato: continua a vivere nel presente attraverso ricordi intrusivi, emozioni congelate e una persistente confusione tra ciò che è stato e ciò che è. Per molte persone traumatizzate, raccontare ciò che è accaduto rappresenta una necessità e, allo stesso tempo, una difficoltà quasi insormontabile.
Il compito della cura non consiste nell’imporre interpretazioni o correggere a ogni costo i comportamenti, ma nell’accogliere la forma di vita dell’altro. Ogni individuo costruisce una propria filosofia dell’esistenza, una ricerca personale di sicurezza e significato. Per questo il rispetto del sintomo, delle resistenze e della storia individuale diventa parte integrante del percorso terapeutico.
Aiutare qualcuno significa allora rinunciare alla pretesa di sapere già quale sia la soluzione. Significa ascoltare, comprendere e accompagnare la persona nel difficile lavoro di dare un senso alla propria esperienza, affinché la sofferenza possa trasformarsi, gradualmente, in una nuova possibilità di vita.

